KARMA, REINCARNAZIONE, ORIGINI E SVILUPPO DELL’UMANITA’

Da molto tempo osservo ciò che dicono le persone quando parlano di karma e il comune denominatore sembra essere la sua natura punitiva. Per qualche motivo che fatico a comprendere, ma che a me appare dovuto ad una eccessiva semplificazione della metafisica, sembra andare per la maggiore l’idea che la vita sia tutto un ripagare vecchi debiti e sistemare i conti e si pensa al karma esclusivamente come qualcosa di negativo.

Mi sa tanto che la verità potrebbe essere un tantino più complessa di così e vorrei semplicemente provare ad offrire un diverso punto di vista, giusto per rendere le cose e le idee un pochino più profonde del credo popolare e di quanto ci viene spacciata come “verità”.

Un paio di definizioni, tanto per cominciare. La reincarnazione presume che noi siamo spirito, cioé anime che viaggiano nei mondi della materia, in questo o altro pianeta ed è in sintesi la convinzione che viviamo molte vite in molti corpi diversi affinché l’anima cresca ed evolva e che passiamo un periodo tra una incarnazione e l’altra durante il quale si riflette e si cresce. Un po’ come andare a scuola, insomma.

Il fatto è che le lezioni fornite da universi fisici sono molteplici e richiedono corpi diversi in tempi e culture diverse, per non parlare della necessità di accumulare esperienze di vita in corpi di donna e di uomo, alternandoli come richiede l’anima, a seconda delle lezioni necessarie in ciascuna incarnazione. Il nostro stato evolutivo è ciò che fa la differenza ed ogni sfida e difficoltà che ci troviamo ad affrontare verrà vissuta ed affrontata in maniera diversa, a seconda della nostra crescita pregressa. Un’anima più giovane, in altre parole, affronterà le cose in maniera diversa da un’anima molto più vecchia, per così dire, avendo un modo diverso di vedere le cose. Quindi anche ciò che ci portiamo dietro come bagaglio in termini di esperienza modificherà l’incarnazione successiva che ci troviamo a vivere in qualsiasi fase storica.

Perché tutto ciò? Semplicemente perché le nostre anime, essendo parte del Divino, hanno il compito di arricchire l’esperienza dell’Energia Creatrice, di fornire sempre più informazioni su appunto ciò che il Divino ha creato. Il Divino chiaramente desidera conoscere tutti gli aspetti possibili e immaginabili del suo Creato ed è uno dei motivi per cui noi, scintille del Creato, ci incarniamo – per arricchire la banca dati del Creatore, usufruendo delle esperienze fornite dall’anima e necessarie alla nostra crescita. Coloro che riescono a meditare o a connettersi con il proprio Sé Interiore/Superiore in altro modo, sanno che questa è una profonda verità delle cose.

Non siamo qui in missione punitiva o per rettificare torti, anzi! Siamo in realtà qui per evolvere oltre il livello fisico, abbracciando sempre più comprensione ed amore di tutti i tipi. Esistono molteplici piani e livelli di esistenza e non solo quello fisico, così ci dice in parte anche la nuova fisica. Ma per alcune delle lezioni necessarie all’anima, sono necessari soggiorni immersi nella fisicità della terza densità/dimensione. Altri piani di esistenza più sottili,  come per esempio la quarta densità, sono molto meno densi e meno traumatici. Se è vero ciò che sembrerebbe dai segnali evidenti, la Terra come pianeta è sempre più pronta a passare da una espressione tipicamente della terza verso la quarta densità. In altre parole, l’umanità sta cambiando e persino le ere astrologiche stanno cambiando: stiamo passando dall’Era dei Pesci in cui uniformarsi, la passività e il compiacere gli altri era desiderabile, all’Era dell’Acquario, durante la quale dovremo imparare a collaborare pur nell’affermare la nostra individualità e ci troveremo anche a dover integrare e vivere in modo equilibrato sia l’energia maschile che quella femminile – entrambe portate all’esasperazione nei millenni precedenti in cui prima la matriarchia e poi la patriarchia ne hanno impedito una sana integrazione nella psiche dell’essere umano.

E’ interessante notare, per tornare al tema principale, che, dal momento che la vita è una progressione, la saggezza accumulata in ogni esistenza verrà in realtà portata con noi nella prossima, in qualsiasi piano e livello ci troviamo. Tanto per complicare le cose, poi, dal momento che il tempo è un’illusione, pare che la nostra anima stia vivendo molteplici esperienze a livelli diversi, su pianeti diversi, contemporeaneamente, ma noi qui sulla Terra le classifichiamo come vita passata e vita futura, mentre in realtà sono tutte parallele. Ma resta fermo il concetto che noi siamo qui ad espandere l’esperienza dell’energia Creatrice, essendone parte integrante.

Il concetto di karma, che è fortemente connesso alla reincarnazione, in realtà è spesso visto in chiave limitativa. Pensare che i nostri cosiddetti problemi siano nella nostra vita in quanto punizione per un misfatto di una vita precedente, limita di parecchio l’opera dell’anima. E’ così inverosimile contemplare la possibilità che l’anima abbia un progetto evolutivo e che alcune lezioni che ci troviamo ad affrontare siano semplicemente necessarie per evolvere e tornare alla base arricchiti?

Ciò che chiamiamo karma potrebbero essere in realtà situazioni create apposta per insegnarci qualcosa – non sempre devono necessariamente essere difficili o dolorose. Moltissime delle apparenti difficoltà nella nostra vita molto probabilmente non sono nemmeno “karmiche”, bensì solo ciò che ci fa evolvere più in fretta. E’ anche logico pensare che sia attraverso le difficoltà che evolviamo e diventiamo sempre più consapevoli della nostra vera natura divina e che esse potrebbero non rappresentare ciò che abbiamo “sbagliato” in altre vite. E’ logico che sia nella natura della vita evolvere e ciò a volte purtroppo richiede del dolore, specie nella terza densità. Difficilmente si cresce nello stesso modo attraverso la gioia. Detto ciò però, incolpare Dio o noi stessi continuamente per le nostre apparenti sventure è una perdita di tempo ed energia ed un modo non necessariamente corretto, né costruttivo di vedere le cose. Ma, grazie al cielo, siamo e rimaniamo liberi di scegliere se incolpare Dio o il Fato o accettare i progetti della nostra anima per crescere e quindi scegliere tra la stagnazione e la lentezza o la saggezza (e quindi maggior velocità) nell’affrontare le cose.

In sintesi, quindi, il karma è un insegnante imparziale e saggio e noi partecipiamo nella scelta delle nostre circostanze karmiche, per così dire. Beh, diciamo per maggior chiarezza che non c’è un giudice esterno a noi che ci condanna, ma che in realtà è la nostra anima che decide quali saranno le lezioni principali che dovremo affrontare una volta incarnati, anche se questo piace molto meno all’ego che dovrà affrontarle. L’ego è necessario alla nostra psiche umana, in quanto è ciò che ci tiene ancorati alla dimensione fisica e coi piedi per terra. La vita, che sia contemplata mentre l’anima si incarna oppure fuori dalla dimensione fisica, è tutta fondata sull’esercizio del libero arbitrio e le circostanze che ci troviamo ad affrontare ci insegnano ad operare scelte migliori e più sagge nel lungo e lunghissimo periodo, specie nell’arco di diverse incarnazioni ed esperienze acquisite grazie ad esse.

LE NOSTRE ORIGINI ED IL NOSTRO SVILUPPO

Nessuno di noi può avere o offrire verità assolute, ma analizziamo il seguente mito e vediamo se può essere convincente.

All’inizio c’era solo il vuoto, il nulla e l’energia creatrice esisteva come energia indifferenziata ed infinita. Ad un certo punto una Luce nacque, illuminando il Vuoto Cosmico. Ciò fece sorridere il Creatore e fece nascere un desiderio di creare maggiori differenziazioni e così nacquero gli universi fisici e la vita e le miriadi di particelle del creatore inviate a sperimentare indipendentemente il Creato, alcune delle quali col compito di creare altre creazioni, il tutto allo scopo di fornire non solo più informazioni sulla prospettiva del vivere la materia, ma anche indirettamente l’esperienza del Creatore. Ed ogni nuova esperienza aumenta il desiderio di avere altre esperienze ed altri modi di differenziare l’espressione della vita, anche nell’espressione della dualità (il bene e il male e così via), come sul pianeta Terra. Mentre ciascun frammento del Divino è incarnato, sente la mancanza dell’Unità che ha perso e desidera riunirsi con il Creatore e con la sensazione di Unità, con l’energia che sostiene l’evoluzione. Ogni particella evoluta e completa in sé stessa ad un certo punto, dopo eoni di tempo e di esperienze acquisite, torna al Creatore, che ne invia altre in missione per sperimentare il Creato e la Vita. Quindi l’energia della creazione non si ferma mai. Cosa ci guadagna quindi il Creatore, l’energia Creatrice? Come detto, il guadagno è la continua crescita della sua comprensione del Creato e dell’amore in tutte le sue forme, espresso dalle particelle create in servizio agli altri e non solo a sé stessi.

Magari questo mito e questa storia non dipinge un quadro completo della realtà, ma potrebbe aiutare a comprenderla meglio mentre siamo in un corpo fisico. Ciò che conta in ultima analisi è la nostra esperienza e ciò che riusciamo a percepire attraverso la nostra intuizione, le meditazioni e/o percezioni attraverso i 5 sensi e quelli più sottili. Molteplici sono le possibilità e forme di vita in miliardi di universi e galassie, quindi l’energia creatrice si può sbizzarrire ad accumulare esperienze di infiniti tipi.

E’ così difficile da accettare come mito quello dell’immaginare tutti noi come scintille del Creatore qui ad arricchire il Creato, accumulando esperienze con le quali arricchire la banca dati del Creatore? A dire il vero, a me sembra avere un senso a tutti i livelli anche qui sulla Terra, che siano esperienze umane, animali, minerali o vegetali. Forse noi umani e magari i cetacei, visto il loro cervello, siamo quelli più capaci di contemplare la nostra realtà, fare scelte ed imparare da tali scelte, anche se ci siamo dimenticati delle nostre origini divine. In effetti, in fasi diverse della nostra evoluzione, è probabile che risponderemo alla domanda “chi siamo?” in modo diverso, appunto a seconda delle fasi di crescita e quindi dei filtri attraverso i quali guardiamo le cose.

LE FASI DI CRESCITA E SVILUPPO DELLA COSCIENZA/CONSAPEVOLEZZA UMANA

In sintesi, l’essere umano e le sue fasi di crescita vanno a fasi, dalla fase 1, alla fase 4, per così dire, e potremmo descriverle così:

La Fase 1 – Infanzia. La fase 1 di crescita più primitiva, dell’infante in stato indifferenziato per cui i genitori sono estensioni di sé stesso per intenderci, prevede una consapevolezza di appartenenza alla famiglia, alla “tribù”, per così dire. Più esperienza di vita accumuleremo attraverso le varie incarnazioni, rafforzando l’ego, e più ci allontaneremo dalla mentalità tribale, più primitiva.

Fase 2 – Fanciullezza. L’identificazione con la personalità e l’ego corrisponde ad una fase successiva, quella della fanciullezza, dell’apice della separazione, per così dire. Vengono in mente le lotte adolescenziali per affermare la propria identità indipendentemente dai genitori. In questa fase siamo degli accentratori egocentrici, in conflitto con gli altri e con il mondo.

Fase 3 – Gioventù. La fase successiva è quella in cui raggiungiamo un po’ più di maturità e l’ego inizia a contare meno, quindi la risposta alla domanda “chi siamo?” si fa più vasta. Questa fase ci mostra più capaci di identificarci con il genere umano in generale e non solo con la nostra famiglia. Cerchiamo un significato alla vita che vada oltre gli scopi e le visioni dettate dall’ego e dai condizionamenti sociali.

Fase 4 – Maturità. Gli esseri umani nella fase finale iniziano a trovare delle risposte e ad intravedere la propria natura divina ed il proprio ruolo nella progetto cosmico della Creazione.

Non si tratta solo di un viaggio individuale, a dire il vero. L’umanità intera passa attraverso le fasi appena descritte. Milioni di anni fa, la maggior parte degli abitanti del pianeta Terra si trovava in una fase evolutiva “primitiva”, con forme di devozione religiose, per così dire, che riflettevano tale coscienza evolutiva. Gli dei erano parte della propria vita e presenti attraverso espressioni della natura, con tanto di rituali creati apposta per sentirsi capaci di controllare il proprio destino o invocare chi poteva farlo. Il potere era sempre derivato dagli dei e da forze soprannaturali però e non da sé stessi. In un mondo imprevedibile e pieno di pericoli, la razza umana imparò a sopravvivere, sviluppando sistemi per combattere ed affrontare la paura.

Nella fase di crescita successiva, quella della fanciullezza, gli umani cercarono/crearono un dio antropomorfo, ad immagine e somiglianza, un dio che giudicava e condannava ad una eternità al paradiso o all’inferno. Come si può notare da come ancora vivono certe persone, esiste ancora chi abbraccia questo livello infantile di consapevolezza, sebbene molti abbiano abbracciato livelli evolutivi successivi (per non dire superiori). Questo modo di vedere le cose mostra ancora come la paura e il desiderio di delegare il potere ad altri piuttosto che abbracciare maggiori responsabilità pervade la coscienza. La separazione la fa da padrone e non si cerca l’unità o la connessione. Le polarità sono estreme – il bene contro il male, con noi o contro di noi, eccetera. Le religioni, le famiglie e le scelte politiche che caratterizzano questa fase si basano fortemente su scelte polarizzate e gerarchiche.

Crescendo e maturando ad una fase evolutiva successiva, quella della gioventù, si impara naturalmente a contare sempre di più su sé stessi, delegando molto meno ad autorità esterne. L’individuo in questa fase ha un ego fortemente sviluppato e si concentra sul servizio al proprio ego, piuttosto che servire il prossimo per migliorare la vita di tutti. Come si evince dalla società attuale, abbiamo costruito alti livelli di tecnologia al servizio dell’ego, ma il senso di competizione e separazione e la ricerca di potere fine a sé stesso ci ha portato a vivere una realtà priva di spirito e di connessione con gli altri, in cui la sofferenza psicologica ed emotiva e la solitudine la fanno da padroni su un pianeta molto sofferente, dove l’ecosostenibilità, la fratellanza e la vera uguaglianza tra i sessi non hanno ancora raggiunto le priorità che dovrebbero avere.

Nell’ultima fase, cioè quella della maturità, vedremo cosa succederà. Non ci siamo ancora arrivati, ovviamente. E altrettanto ovviamente, i cambiamenti e le differenze con la vita che viviamo oggi a livello collettivo saranno probabilmente di portata epocale. Molti esseri umani la cui coscienza è già in questa fase e che tanto faticano a tollerare l’insensibilità rampante che viene spacciata per normalità, la nuova umanità per l’appunto, desidera arrivare a vivere in un mondo in cui la sensibilità per le problematiche altrui sarà molto più spiccata e più talenti verranno dedicati alla soluzione delle difficoltà del pianeta stesso. Qui sì che conosceremo la vera Fratellanza tra esseri umani (e probabilmente anche con altre specie non umane, chi lo sa?) e vedremo altri modi per onorare il Divino in tutta la creazione. Dubito fortemente che avremo ancora bisogno di religioni e saremo molto probabilmente liberi di esplorare i nostri talenti ed esprimerci secondo la nostra vera natura, piuttosto che dare tutto questo potere ad un ego utile ma che non occuperà più il centro dei nostri pensieri e dei nostri bisogni.

LA PAROLA ALLA PSICOLOGIA TRANSPERSONALE RIGUARDO ALLO SVILUPPO DELLA CONSAPEVOLEZZA UMANA

Il filosofo Jean Gebser, nel suo libro The ever-present origin [Gebser, J. (1949-1986), OH: Ohio University Press] delineava fasi di sviluppo umano sulle quali ha in parte basato il suo lavoro il famoso teorico e transpersonalista Ken Wilber (Sex, Ecology and Spirituality: The Spirit of Evolution, 1995, Shambhala). Secondo la sua visione, è dalla pura coscienza che tutto viene creato (inclusa materia, mente, anima e spirito) e verso cui tutto evolve in tre fasi principali – dalla fase subconscia e pre-personale, alla individuazione e consapevolezza di sé, verso una coscienza transpersonale. Si va, infine, verso la realizzazione di realtà sottili, fino a fondere il tutto in una speciale relazione con Dio/Pura Coscienza.

Filosoficamente parlando, questa evoluzione della coscienza può essere compresa in termini Neoplatonici forse. In pratica, si tratta di un tipo di evoluzione che procede da unità archetipica – l’Universo viene visto come uno Spirito Dormiente che gradualmente si risveglia a sé stesso attraverso la creazione e la consapevolezza progressiva, in un viaggio di  ritorno verso il totale risveglio. Questi diversi livelli di consapevolezza erano teorizzati in maniera diversa anche  dallo psicologo umanista e transpersonale Abraham Maslow (The farther reaches of human nature, 1971, NY: Viking Press), che li descrisse negli ultimi anni della sua vita attraverso la sua scala dei bisogni che riporto qui sotto. In breve, Maslow ideò, in base alle sue osservazioni su ciò che motiva il comportamento umano, una gerarchia dei bisogni da soddisfare, dalla sopravvivenza in su, come mostra il grafico; questa scala dei bisogni aiuta a capire in modo migliore la natura umana e quali siano le motivazioni che spingono gli uomini ad agire nella loro vita e ad interpretare la realtà circostante, per così dire.

SCALA DEI BISOGNI DI MASLOW

Gli ultimi due stadi del suo modello di gerarchie dei bisogni umani, Maslow definì bisogno di auto-realizzazione e bisogno di trascendenza, con episodi sporadici di esperienze trascendenti di connessione con il Cosmo descritte anche dallo psichiatra Richard Bucke oltre un secolo fa e ripubblicate in italiano nel 1998 – egli le definiva episodi di Coscienza Cosmica (La Coscienza Cosmica: Uno Studio sull’Evoluzione della Mente, Traduzione: 1998, Crisalide).

L’attualizzazione del trascendente, ultimo gradino nella scala di Maslow, invece, è facilmente individuabile, in quanto è uno stato molto più permanente degli episodi di coscienza cosmica citati sopra. Questo stato è caratterizzato da un bisogno di trascendenza che va oltre la semplice acquisizione di benefici personali e include il desiderio di servire una causa più globale, unione con un potere più elevato, qualche forma di servizio alla vita e al prossimo e l’identificazione non più con il semplice ego, ma con il proprio Sé Superiore.

E’ importante sottolineare che le osservazioni e ricerche empiriche di Maslow influenzarono sia la psicologia umanistica che quella traspersonale e contribuirono a mostrare l’interiorità dell’essere umano come fonte di salute e creatività e non di tendenze psicotiche. La sua ricerca sugli individui che avevano ricercato la realizzazione del sé mostrò che è possibile realizzare il proprio potenziale seguendo l’ispirazione e la guida del proprio Sé Superiore. Verso la fine della sua vita, notò che la psicologia umanistica non era in grado di spiegare le esperienze mistiche e trascendenti che sempre più persone riportavano e quindi contribuì, insieme a Jung ed Assagioli ed altri, alla creazione della “Quarta Forza” in psicologia, cioé alla psicologia transpersonale, il cui compito era quello di studiare e ricercare apppunto quelle esperienze trascendenti e mistiche ignorate dalla psicologia fino a quel momento (Daniels, 2005, Shadow, self, spirit: Essays in transpersonal psychology. Exeter, UK: Imprint Academic.

IN CHE FASE DI SVILUPPO SIAMO: SIAMO ANCORA NELLA FASE DI COSCIENZA CONFORMISTA O AUTENTICA?

Nel modello di sviluppo della consapevolezza ideato dalla ricercatrice transpersonale Jenny Wade (Changes of Mind: A Holonomic Theory of the Evolution of Consciousness, SUNY Press, 1996), si fa riferimento agli stessi principi di Maslow e ad una Coscienza Autentica.

La Coscienza Autentica è chiamata così poiché descrive il primo livello in cui le proprie percezioni non sono distorte dall’ego e dai suoi bisogni; questo stadio è caratterizzato da grandi cambiamenti interiori che portano ad una integrazione psicologica delle proprie dimensioni interiori, inconscio compreso. Maslow definiva stadi di coscienza precedenti a quello Autentico “nevrotici” e sbagliati, nel senso di  cognitivamente errati.

Il livello precedente di coscienza, quello predominante ai giorni nostri, è definito la Coscienza Conformista nel modello di Wade, la quale spiega che tutte le scuole di psicologia lo ritengono idoneo all’ottenimento di una accurata percezione della realtà, tranne la Psicologia Transpersonale.

Roberto Assagioli, padre della Psicosintesi, difatti, considera la Coscienza Conformista prevalente ancora oggi come una forma di consapevolezza dettata da un ego ingigantito e costruita su illusioni e false sicurezze; in altre parole, per lui questo è uno stadio da trascendere se si vuole davvero attualizzare il proprio potenziale e allinearsi col proprio Superconscio e Sé Superiore. In altre parole, saranno gli stadi successivi all’attuale Coscienza Conformista, cioè i livelli di coscienza non più dettati dal solo ego, secondo Assagioli, a portare l’umanità a percezioni della realtà molto più accurate e complete. Anche Wilber ha detto la sua sull’emergente Coscienza Autentica identificata dalla ricerca di Wade e l’ha descritta come un mutamento di consapevolezza che ridà potere all’essere umano, muovendosi dalla frammentazione all’integrazione, da controllo e autorità proiettati all’esterno all’auto-determinazione derivanti dalla propria interiorità.

In sintesi, Wilber, Gebser e Wade dicono la stessa cosa e descrivono un tipo di coscienza collettiva emergente come Integrale/Autentica. Per concludere, ecco come identificarla attraverso le seguenti caratteristiche (tradotto e adattato dal testo di Wade, pp. 159-174):

1) L’accettazione di sé, degli altri e del mondo;

2) La capacità di scegliere tra molteplici modalità di comportamento, fino a sfiorare l’androginia;

3) La capacità di usare logica e intuizione, pensiero lineare e non lineare, contemporaneamente, senza escludere una modalità in favore dell’altra;

4) La tendenza ad agire per manifestare i propri desideri, ma non a spese degli altri

5) La capacità di offrire aiuto senza bisogno di “aggiustare”, risolvere gli altrui problemi, modificare o cambiare gli altri

6) La tendenza a pensare “fuori dagli schemi” senza bisogno dell’approvazione sociale

7) La propensione ad assumersi tutte le responsabilità connesse alle proprie scelte

8) Il bisogno di coltivare la propria crescita personale e psico-spirituale a proprio beneficio e per sé stessi e non allo scopo di impressionare e “colpire” favorevolmente gli altri o di ribellarsi all’autorità di figure che teoricamente tentano di impedirlo.

PER CONCLUDERE

La ricerca degli psicologi Paul Ray e Sherry Ruth Anderson di circa un ventennio fa (Ray & Anderson,2001. The cultural creatives: How 50 million people are changing the world. NY: Crown Publications/Random House) aveva già individuato allora l’esistenza (secondo la loro ricerca) di circa 50 milioni di adulti americani e 80-90 milioni di europei che erano chiaramente sensibili all’ambiente, altruisti, spirituali e dediti a nuove invenzioni sociali e alla creazione di nuove istituzioni e stili di vita che erano diversi da quanto dettato dalle convenzioni, essendo caratterizzati invece da indipendenza, dalla promozione della realizzazione di sé e da tendenze che promuovevano cambiamenti sociali. I valori che caratterizzavano questi “creativi culturali” secondo la ricerca di Ray ed Anderson erano: autenticità, nonché coerenza tra il dire e il fare, la realizzazione di sé attraverso la coltivazione del proprio potenziale, la coltivazione, lo sviluppo e l’uso delle facoltà intuitive e di valori più femminili, l’insistenza sull’ecosostenibilità con attivismo e cura del pianeta e il bisogno di esprimere i propri talenti allo scopo di contribuire al benessere di tutti e non solo per la realizzazione personale.

Al contrario, ciò che caratterizza la coscienza collettiva da parecchio tempo sul nostro pianeta riflette un paradigma caratterizzato da individualismo ed ego, dalla razionalità imperante come modo di comprendere il mondo, una forma di razionalità eccessiva che Gebser considerava deficitaria, descrivendo queste caratteristiche, parafrasandole, come un “suicidio della civiltà occidentale e la distruzione dell’interiorità e del divino nell’uomo, causata dal diniego razionale dell’irrazionalità di una parte fondamentale dell’umanità stessa” (The suicide of Western civilization… the consequence of the destruction of man’s inner being by the self-destruction of the divine in man, and by his rational denial of all the irrational and pre-rational aspects by which he dispossessed himself of his own foundation – Gebser, 1949, p.357).

D’altra parte, Hegel stesso suggerì che “una civiltà non può diventare consapevole di sé stessa e del proprio significato e valore fino a quando raggiunge un grado di maturità che la porta alla propria morte/autodistruzione (cit in Tarnas, 2010, The passion of the Western mind. London: Vintage, p.44), quindi la crisi collettiva che attraversiamo nasconde anche un potenziale positivo. Questa fase mentale sembra mostrare segni di evoluzione verso una fusione sempre più necessaria tra conoscenza mentale e quella emotiva/intuitiva, facendo spazio anche alla propria interiorità, al cuore per così dire, portando ad una reintegrazione di modi più primitivi di interpretare il mondo, risalenti ai tempi in cui c’era spazio anche per la magia, per l’immaginazione e la molteplicità di espressione dell’essere umano.

In The structure of scientific revolutions, il fisico, filosofo e teorico delle scienze Thomas Kuhn presentò già 50 anni fa una teoria che mostrava come le rivoluzioni del pensiero collettivo non accadono attraverso un processo graduale, bensì quando la collettività si trova a dover affrontare anomalie sempre più evidenti che il modello/paradigma corrente non riesce a spiegare. Al raggiungimento di un numero di anomalie sufficienti a mettere in crisi le idee comunemente accettate e ritenute normali, tali anomalie diventano la nuova conoscenza accettata, portando quindi un nuovo paradigma di pensiero preponderante e collettivo che riporta stabilità nel pensiero umano. Se ne deduce quindi che le diversità, le cosiddette anomalie e le teorie che ad un certo punto vengono considerate inaccettabili, tendono alla lunga a diventare materia di studio e la normalità di oggi e di domani (Kuhn, 1970, The structure of scientific revolutions. IL: The University of Chicago Press).

Come già indicato in questo articolo, recenti ricerche indicano che i membri delle Nuove Generazioni manifestano sempre più frequentemente un bisogno di fondersi con livelli più elevati di coscienza e ciò implica che, per il benessere dei giovani, meno giovani e del pianeta, l’emergente Coscienza collettiva Autentica (definita sopra) e gli archetipi e nuovi bisogni emergenti non possono più essere né ignorati, né sottovalutati.

Le descrizioni offerte in questo articolo, che provengano dalle ricerche della Psicologia Transpersonale oppure da fonti filosofiche e/o esoteriche, non avevano tanto lo scopo di esprimere giudizi, quanto quello di creare ponti di comprensione, compassione e pazienza verso le persone con cui condividiamo il pianeta. I tempi stanno cambiando, come discusso in questo articolo.

Auspico che molti tra noi cambieranno con essi. Tutta una questione di consapevolezza, che inizia anche con il guardare in modo diverso e più costruttivo nozioni come quelle di karma e reincarnazione, un tempo dilagante anche in Occidente, prima che la Chiesa ne togliesse traccia dalle antiche scritture. Plotino docet.

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